Tutto quello che temevamo con il comunismo – che avremmo perso la nostra casa, i nostri risparmi, che saremmo stati costretti a lavorare per salari da fame, senza nessuna voce in capitolo all’interno del sistema – è diventato realtà con il capitalismo.

Jeff Sparrow citato da Giovanni De Mauro in “Internazionale” n.1075

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Citazione  —  Pubblicato: 2 novembre 2014 in rivoluzioni
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neri fotoSul sito della FIGC risultano tre convocazioni in Nazionale A: il 25 ottobre 1936 per la gara Italia-Svizzera (4-2 il risultato finale dell’incontro), il 13 dicembre dello stesso anno per Italia-Cecoslovacchia (2-0) e infine il 31 ottobre 1937 per Svizzera-Italia (2-2), partita valida per la Coppa Internazionale.
Bruno Neri, nato a Faenza il 10 ottobre del 1910, era un terzino destro, poi mediano; sempre dal sito della Federcalcio si apprende che nel ’36 era tesserato con la Lucchese Libertas e l’anno successivo con il Torino. La sua è una storia meravigliosa e tragica ed è il caso di ricordarla alla vigilia di questi Mondiali di calcio. Perché Neri, dopo essere stato calciatore e allenatore, è stato partigiano, morto il 10 luglio 1944 nei boschi di Marradi, nel Mugello, su un sentiero verso l’eremo di Gamogna, in uno scontro a fuoco con i nazisti.
Una foto del 1931 è emblematica. È il 10 settembre e a Firenze si inaugura lo stadio progettato dall’ingegner Pier Luigi Nervi (l’attuale “Artemio Franchi”) e dedicato allo squadrista Giovanni Berta. La formazione della Fiorentina è in campo per l’amichevole con il Montevarchi e i calciatori fanno il rituale saluto romano poco prima del fischio d’inizio. Leggi il seguito di questo post »

Immagine“L’ultima lettera che scrissi a Mariagrazia fu il ventidue luglio del 1943, la mattina verso le dieci a Foggia. Lo ricordo molto bene, perché mentre scrivevo la lettera, gli americani bombardavano la città. […]

Verso la stazione certi vagoni carichi di carburante e di munizioni avevano preso fuoco e saltavano per aria, sì che a tratti volavano in giro frammenti di ghisa grossi come pipistrelli e crepitavano fitte le cartucce, come se un branco di mitragliatrici impazzite sparasse in tutte le direzioni. Non ho mai visto, nemmeno al cinema, una città bombardata così vera com’era vera Foggia quel giorno; ed in effetti non credo sia possibile riprodurre artificialmente un simile scenario: gli alberi erano tutti mozzati alla stessa altezza, ed anche i lampioni, i pali dell’elettricità, tagliati netti a un metro da terra. E poi le case sventrate, le macerie sparse per terra, dappertutto, in un disordine così completo che poteva sembrare fatto apposta. E poi, in mezzo a tutto, i morti. Erano centinaia di morti, un mucchio di carne macellata e cotta. […] Il più anziano di noi, il caporale Bottai, che era un avvocato di Pisa, ordinò: “At-tenti” e qualcuno si fece il segno della croce. Io no: perché quella non era morte consacrata, era uno scempio osceno del corpo e dell’anima dell’uomo.”

Luciano Bianciardi, L’ultima lettera che scrissi a Mariagrazia, in “La Gazzetta di Livorno”, 6 dicembre 1953

Luciano Bianciardi (Wikipedia)

Primi in Italia

Pubblicato: 27 Mag 2014 in pretesti

A un convegno, oggi, una assessora di un Comune abruzzese ha detto: “Siamo i primi in Italia ad aver fatto…”. E ha aggiunto i dettagli di ciò che il suo Comune ha fatto per primo in Italia. Per primo. È una cosa che si sente spesso. C’è sempre chi, per primo in Italia, ha fatto una cosa. E ne rivendica il merito, giustamente e con orgoglio, con vanto. Si riferisce, ovviamente, a azioni, attività, iniziative, progetti innovativi e positivi. Cose buone fatte bene, per intenderci. Per le cose buone fatte bene, a me piacerebbe sentir dire: “Siamo gli ultimi in Italia ad aver fatto…”. Riconoscerei lo stesso merito. Sarei infatti contento di sapere che una cosa buona fatta bene è stata da tutti – tutti – ammessa, approvata, realizzata.

799px-Ferrania_logoHo trovato sull’ultimo numero di aprile di Fotografia Reflex una storia che trovo bellissima. Provo a sintetizzarla.

È la storia di Ferrania” marchio che nasce nel 1932 dalla trasformazione della Sipe (Società Italiana Prodotti Esplodenti), una fabbrica di Cengio che dal 1882 produceva dinamite. Con la Prima guerra mondiale le SIPE fece grandi affari: finito il conflitto, fu lanciato un piano di riconversione industriale e nel 1923 venne costituita la società per azioni Film (Fabbrica Italiana Lamine Milano) destinata alla produzione di pellicola cinematografica e fotografica. La Film rilevò lo stabilimento di Vincennes della Pathé Frères, la prima società cinematografica del mondo fondata dai pionieri della fotografia e della cinematografia, i fratelli Charles, Emile e Théophile Pathé, e cominciò a costruire una fabbrica a Ferrania. Nel 1932 nacque dalla Film, per trasformazione, la società Film Cappelli-Ferrania, la quale assorbì la Cappelli di Milano (produttrice di lastre fotografiche di vetro) e la Tensi (produttrice di prodotti fotografici). Nel 1938 la Film Cappelli-Ferrania diventò ferrania-3semplicemente Ferrania. Cominciò una grande stagione di successi: oltre alla produzione di pellicole per la fotografia e per il cinema, Ferrania cominciò a produrre macchine fotografiche di ottima qualità come la gloriosa Condor I. Poi arrivò il secondo conflitto mondiale e, finita la guerra, Ferrania diventò il più importante supporto per i registi neorealisti. Anche il cinegiornale “La Settimana Incom” veniva girato e stampato su pellicole Ferrania (girato sulla storica “Pancro 30” o P30”).

Nel frattempo l’azienda era passata alla Ifi della famiglia Agnelli e nel 1964 la società venne rilevata, quando dava ormai lavoro a 3.500 persone, dal colosso statunitense 3M. Gli americani assorbirono alcune attività di Ferrania in una società sussidiaria che chiamarono Imation (nota, decenni fa, per i floppy disc da tre pollici e mezzo). L’azienda, oltre a produrre pellicole cinematografiche e fotografiche commercializzate col proprio marchio, produceva pellicole per multinazionali come Kodak. Nel 1999 3M passò la proprietà al fondo Schroder Ventures: alle soglie del 2000, con la rivoluzione della fotografia digitale in corso, Ferrania restò a lungo unica produttrice al mondo di pellicole nel formato 126 “Instamatic” con marchio “Solaris” dopo la cessazione della produzione da parte di Kodak.

Condor pubblicitàNel 2010, la crisi. Due anni prima l’azienda aveva smesso di produrre pellicole per raggi X, fotocamere, materiali per arti grafiche e software per ospedali. Nel 2009 era stata chiusa anche la linea di produzione di pellicole fotografiche. Nell’ottobre del 2012 fu chiesta la mobilità per 198 dei 230 lavoratori superstiti. Un anno dopo lo stesso destino toccò ad altri 73 lavoratori. Erano finite anche le ultime commesse relative alla produzione di pellicole negative a colori ed era scaduto un importante contratto con Kodak per l’X-Ray.

Intanto la società era passata al Gruppo Messina di Genova e in una logica di riconversione industriale, la proprietà aveva impegnato il marchio investendo in centrali a biomasse, in un laminatoio e infine nel fotovoltaico, brigando per gli incentivi statali per le energie rinnovabili.

Oggi la rivoluzione digitale è completa. I produttori cinematografici non mandano più le “pizze” in cabina preferendo, anche per la proiezione in sala, i dvd o il Blu-ray. Le reflex digitali sono sempre più piccole, complesse e accessibili e girano anche filmati in alta definizione. La fotografia dell’artista di strada, scattata al mattino con lo smartphone in metropolitana, può essere stampata su carta fotografica con la laser a colori, una volta arrivati in ufficio. Kodak ha chiuso il suo più importante stabilimento, quello di Guadalajara in Messico e Fujifilm ha definitivamente smesso di produrre pellicola cinematografica nel marzo del 2013.

E Ferrania? È morta? No, è rinata.

pellicola solarisRilevato – racconta Fotografia Reflex di aprile – da due imprenditori (un movie maker e il titolare di un laboratorio di sviluppo, stampa, conservazione e restauro della pellicola cinematografica) con la Regione Liguria come prezioso alleato, il marchio Ferrania sta per tornare sulle scatole dei rullini. La nuova società si chiama “Film Ferrania srl”, ha acquistato la linea produttiva delle pellicole, ha rilevato macchinari e edifici industriali, promette di riassumere i dipendenti messi in mobilità e vuole tornare a produrre pellicole in bianco e nero come la storica Pancro 30, una pellicola invertibile e una negativa colore da 100 ISO. Per un mercato completamente diverso rispetto a quello del passato. “I nostri prodotti si potranno acquistare alle stesse condizioni a Savona come a Città del Capo”, ha dichiarato a Fotografia Reflex uno dei due imprenditori protagonisti della rinascita di Ferrania.

– Sito ufficiale: http://www.filmferrania.it/

– “Film News! Ferrania is back! Exclusive interview!”- http://www.japancamerahunter.com/2013/08/film-news-ferrania-is-back-exclusive-interview/

La Provinciale per la montagna è dormiente e contadina. Ha una sua curiosa regolarità: una curva a sinistra, un rettilineo, una curva a destra, un rettilineo, una curva a sinistra e così via per diversi chilometri. È piana. Non sali, non scendi ma ondeggi seguendo i confini dei campi imposti durante l’ultima riforma agraria, con i poderi tutti uguali dati dall’Opera Nazionale Combattenti. Di lato, i campi coltivati a grano, pomodori, vite: cose essenziali. Non c’è lusso qui, ma cocciniglia e ragno rosso, gramigna e papaveri fermati solo dal canaletto di scolo parallelo alla strada. Ė subito dopo il ponte sul torrente sempre secco e divorato dalle canne che succede qualcosa. Niente più rettilinei, niente più curvette. La regolarità si rassegna e cede alla montagna che comincia, violenta, con le cave a destra e a sinistra; la strada incerta si mantiene equidistante tra i limiti non segnati di quei precipizi. A destra e a sinistra. C’è da stare fermi, lì, perché se hai le vertigini il cuore ti sale in gola, cominci a sudare e ti chiedi perché stai vivendo proprio in quel posto.

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La foto è mia.

#parole. Felicità

Pubblicato: 8 giugno 2013 in Brogliacci, parole

Ho imparato che la felicità non è niente di complicato. Non pretende ossessioni, non reclama ansie. Non vuole tortuosità e ostinazione. Non tollera fughe, rifugi, furbizia. Trucchi. È una cosa facile.