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#parole. Felicità

Pubblicato: 8 giugno 2013 in Brogliacci, parole

Ho imparato che la felicità non è niente di complicato. Non pretende ossessioni, non reclama ansie. Non vuole tortuosità e ostinazione. Non tollera fughe, rifugi, furbizia. Trucchi. È una cosa facile.

Da qualche settimana sto partecipando anch’io – segretamente, da clandestino, con un po’ di vergogna – alle liturgie di quella branca della religione dell’immagine che è Instagram. Lo faccio con qualche disagio sentendomi sciocco, inadeguato, ignorante. Analfabeta.
Eppure sembra molto semplice. Scatti una foto quadrata, la passi al make up dei filtri, metti una cornice e pubblichi nel tuo profilo. Questione di una ventina di secondi. Il trucco è quasi sempre pesantissimo: contrasti forti e colori sparati.
Sarà pure semplice, bello, immediato, ma io pecco di superbia. Per me una fotografia è profondità di campo, è luce da leggere su un volto, è scelta del fuoco, è “taglio”. È saper guardare prima del clic, è scelta di un significato. È la capacità di essere testimone, è la sfida della rappresentazione; non è, invece, un gesto di (apparente) bellezza la cui elaborazione è affidata al software. Pecco di superbia, quindi, e per di più non so essere moderno. Peggio: non so essere ipermoderno.
Come Twitter rende tutti poeti e Facebook rende tutti comunicatori, così Instagram rende tutti fotografi. Basta uno smartphone, una app gratuita e sei qualcuno, sai fare qualcosa. È così semplice. È così bello.