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Un cane in casa. Per legge

Pubblicato: 18 settembre 2012 in pretesti
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Il Parlamento sta esaminando un disegno di legge sui condomini. La discussione va avanti da un po’ di mesi, è partecipata e c’è da dire che il testo in discussione è l’unificazione di quattro o cinque diversi disegni di legge sullo stesso argomento. Si tratta quindi di una materia sulla quale più di un parlamentare ha sentito l’esigenza di presentare proposte articolate.

Nel testo unificato c’è un articolo sul quale, come d’uso, sono stati richiesti pareri e presentati emendamenti. Non ricordo quale sia esattamente, ricordo il concetto. Questo: a dispetto di ogni divieto presente nei regolamenti condominiali attualmente in vigore, l’inquilino deve avere la possibilità (l’arbitrio) di detenere in casa un animale da compagnia senza dar conto a nessuno. Principio che condivido, sia chiaro.

È dunque necessario trasformare questo principio in legge, com’è evidente.

Il potere dello Stato trova nutrimento nell’incapacità degli uomini di ricorrere al buon senso e di regolare in autonomia faccende semplici. Così lo Stato s’attrezza e si organizza in modo da sembrare indispensabile nella sistemazione di ogni aspetto della vita dell’uomo. In questo lui trova fortuna, l’uomo ritrova sudditanza.

Lennox nella sua prigione, dopo il sequestro da parte delle autorità.

Stamattina è stato ucciso Lennox.
Lennox era un cane che viveva con una bambina disabile a Belfast, in una famiglia normalissima, regolarmente denunciato e accudito con amore. Aveva un problema, Lennox. Anzi, un “difetto”, secondo le autorità veterinarie della Municipalità di Belfast: era simile a un pit bull. Era un incrocio. Tutto qui. E per questa stupida ragione è stato condannato a morte, pur non avendo mai mostrato alcun segno di aggressività. A niente sono serviti gli appelli delle ultime settimane giunti da tutto il mondo e finanche dalla Regina Elisabetta. A niente sono servite le petizioni, inascolate sono rimaste le richieste di chi voleva adottare il cane in un Paese diverso dall’Irlanda del Nord. Niente da fare: questa mattina, forse con una iniezione letale (non si sa ancora con certezza), Lennox è stato ucciso. “Umanamente messo a dormire”: così ha scritto la Municipalità in una nota ufficiale.
Vittima del suo stare al mondo, vittima del suo corpo e dei suoi muscoli. Vittima del pregiudizio. È un episodio di puro razzismo, un infame modo di vedere le cose. Un retaggio lombrosiano poggiato su nulla, nemmeno sui pareri di veterinari e comportamentalisti che anzi giuravano sulla mansuetudine del cane e sulla sua dolcezza. Quali parole serviranno, e chi le troverà, per spiegare tutto questo alla bambina disabile?
Lennox era per la Municipalità di Belfast un mostro. Per questo è stato ucciso.
Niente di nuovo: in passato i mostri erano gli eretici, gli oppositori, gli anarchici, i comunisti. Venivano assassinati, bruciati, garrotati, ghigliottinati. Spesso al termine di processi, altre volte senza alcun processo. Oggi è stato ucciso Lennox. Non cambia molto rispetto agli orrori del passato.
Gli stupidi hanno bisogno di individuare mostri, ma solo per poterli eliminare avendo così l’impressione di vincerli. E siccome certi uomini sono, appunto, stupidi, vanno a cercare i mostri tra le vite che non si possono difendere o non riescono a difendersi, tra i deboli, tra gli inermi. Questa è barbarie ed è per questo che l’uccisione di Lennox riguarda tutti.